Luxury Tax 1 : il Soft-Cap dell’NBA

Scritto il 03/09/2018
da Luca Caramelli

L’NBA, come tutti i circuiti sportivi professionistici americani, si è dotata di regole salariali che limitano il monte ingaggi ad una percentuale dei ricavi complessivi della Lega, con un sistema di redistribuzione di risorse dalle franchigie più ricche a quelle più povere che punta a dare maggior equilibrio ed alternanza al vertice.

Praticamente le franchigie non possono superare il CAP previsto, salvo alcune eccezioni, con penalizzazioni come la Luxury Tax, per chi ha un monte salari superiore alla media; questo è un sistema chiamato “Soft-CAP”, diverso ad esempio da quello della NFL, la lega del football, che prevede il sistema “Hard-CAP”, per cui non esistono eccezioni e nessuna franchigia può superare con i salari il tetto previsto.

Nonostante la flessibilità del Soft-CAP, il sistema nel tempo ha funzionato abbastanza bene, valorizzando la capacità di programmazione dei GM, la fantasia e l’intuito, piuttosto che lo strapotere finanziario.

Due estati fa però, con l’aumento vertiginoso dei ricavi, tutte le franchigie, anche quelle che avevano programmato male o investito molto, hanno avuto a disposizione spazio salariale in eccesso, ed è così che Kevin Durant è potuto approdare nella miglior squadra del lotto, i Warriors, mandando a carte 48 gli equilibri e l’alternanza.

Ora, dopo l’impennata del 2016, la situazione dei ricavi è stagnante e chi si era impegolato in contratti molto onerosi si trova impossibilitato ad operare o peggio ancora si ritrova oltre la soglia della Luxury Tax.

Le franchigie i cui salari superano di oltre il 20% il CAP devono pagare un tassa il cui ammontare verrà poi redistribuito a quelle “virtuose” che sono rimaste entro i parametri previsti.

La tassa è molto penalizzante, e per chi si trova oltre la soglia della Luxury Tax, vi sono anche limiti alle possibilità di manovra sul mercato che si aggravano qualora si superi un’ulteriore soglia detta “APRON” che è circa 6 milioni di dollari superiore alla soglia della Luxury.

Molti vedono il superamento di queste soglie come una sciagura da evitare, in realtà non sempre è così, proviamo a fare ordine.

In questa puntata partiamo dalle regole generali :

Il calcolo del superamento o meno della soglia della Luxury viene fatto con riferimento all’ultimo giorno della stagione; questo vuol dire che chi si trovasse oggi in zona Luxury ha ancora sia la possibilità di rimediare successivamente entro la dead line per gli scambi di febbraio sia di peggiorare la situazione.

Secondo punto: la tassa viene calcolata progressivamente secondo le seguenti fasce :

da zero a 4,999,999 $ di salari la tassa è di 1.50 $ per ogni dollaro in eccesso

da 5,000,000 a 9,999,999 $ la tassa sale a 1.75 $ per ogni dollaro in eccesso

da 10,000,000 a 14,999,9999 $ la tassa sale a 2.50 $ per ogni dollaro in eccesso

da 15,000,000 a 19,999,9999 $ la tassa sale a 3.25 $ per ogni dollaro in eccesso

ed a seguire aumenta di 0.50 $ ogni 5 milioni

La Tassa, crescendo più che proporzionalmente, è quindi finanziariamente piuttosto pesante, e vale la pena pagarla solo se si è al vertice e se i ricavi lo giustificano; infatti se una franchigia superasse, con il monte salari, la soglia della Luxury di 20 milioni, pagherebbe ben 45 milioni di Luxury Tax.

Per questa stagione, la soglia della Luxury Tax è di 123,733,00 $ oltre i quali scatta la tassa, mentre la seconda soglia,  la “APRON” è fissata a 129,817,000 $ che prevede ulteriori paletti da cui partiremo nella seconda puntata.

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