Il Mercato che verrà

Scritto il 07/07/2018
da Luca Caramelli

Dopo meno di una settimana dall’inizio della Free Agency dall’esito più veloce della storia, siamo ormai a movimenti giornalieri minimi e marginali, e sembra che questa sia considerata dai GM un’estate di transizione, in attesa di tempi migliori.

Il pochissimo spazio salariale disponibile è stato bruciato in pochi minuti ed a parte la firma di LeBron James per i Lakers e quella di DeMarcus Cousins, per “soli” 5.4M$ pari alla Mid Level Exception (MLE), con i Warriors, le altre sono state o rinnovi di contratto o contratti annuali o marginali, che di fatto rinviano lo status di free agent all’estate prossima e lasciano spazio alle franchigie per approfittare di un CAP che dovrebbe salire dagli attuali 102 ai futuri 108 milioni.

In effetti quest’anno i GM hanno avuto pochissimo spazio di manovra, ormai solo Chicago, Atlanta, Sacramento e Orlando hanno spazio salariale disponibile, ed essendo in ricostruzione pensano più alle scelte nei futuri Draft o all’accumulo di giovani promesse, piuttosto che alla firma di costosi e, per loro, inutili free agent.

A questo punto le situazioni più interessanti sono quelle dei Restricted Free Agent (RFA) che non hanno ancora trovato una sistemazione o un rinnovo.

Questi giocatori sono legati alla loro franchigia attraverso la Qualifying Offer (QO), cioè l’opzione per l’ultimo anno del contratto Rookie e possono cercare un contratto pluriennale migliorativo in altre franchigie, che può essere pareggiato da quella di origine.

Ed è quello che ha fatto Zach LaVine che dopo un’annata tribolata ai Bulls, ha spuntato un’offerta da Vlade Divac a Sacramento per un clamoroso quadriennale da 78 milioni di dollari, che probabilmente Chicago pareggerà.

Altra firma notturna è quella di Jusuf Nurkic che inchiostra con Portland un più ragionevole quadriennale da 53 milioni.

Rimangono ancora da risolvere le posizioni di Marcus Smart e Clint Capela; con lo spazio salariale disponibile, questi giocatori hanno poche opzioni per esplorare il mercato e ricevere un’offerta importante, salvo le “pazzie” alla Vlade Divac, la loro vera unica possibilità è quella di un rinnovo o di non fare nulla e giocare ancora per un anno alle cifre contenute della QO, diventando poi free agent l’estate prossima.

Marcus Smart a Ottobre  ha rifiutato un rinnovo quadriennale con i Celtics a cifre intorno a 11/13 milioni annui, ed oggi è sotto scacco di Danny Ainge che lo tiene attraverso la QO di circa 6 milioni per la prossima stagione e che potrà discutere un rinnovo su basi addirittura più basse di quelle discusse ad ottobre.

Probabile che si trovi un punto di incontro, ma chiara la sfortuna del giocatore di terminare il contratto in pieno “CAP-Crunch” e di avere un agente che non l’ha ben consigliato.

Se per un RFA come Smart non si arrivasse al rinnovo, il giocatore rimarrà per un anno alle cifre basse previste dalla QO, ma a parziale consolazione ha due vantaggi, il primo è che diventerà Unrestricted Free Agent l’anno prossimo, il secondo è che, in questo anno, non potrà essere inserito in scambi.

Clint Capela, a Houston si trova in una situazione molto simile a quella di Smart, il GM Daryl Morey temporeggia, il giocatore in un mercato normale poteva contare su numerose offerte, ma ora ha poche opzioni per tornare a Houston con un Offer Sheet importante, e se è praticamente certo che rimarrà ai Rockets, non è detto che si arrivi al quadriennale da 70/80 milioni previsto.

Per alcuni GM rimane ancora la possibilità di usare le eccezioni (MLE e BAE), ed i free agent disponibili stanno aspettando qualche occasione, i nomi rimasti sono Isaiah Thomas, forse in orbita Orlando, i veterani Brook Lopez, Dwyane Wade, Greg Monroe, Jamal Crawford e pochi altri, utili per completare squadre con ambizioni. Inoltre si devono definire alcune posizioni contrattuali di giocatori che potrebbero essere oggetto di Buy-Out e quindi tornare sul mercato; è il caso ad esempio di Carmelo Anthony, che con i quasi 28 milioni previsti per la prossima stagione costerà a Oklahoma 3 volte tanto di Luxury Tax, in un progetto tecnico che è stato decisamente insoddisfacente.

Infine il mercato potrebbe svilupparsi su alcune trade; le franchigie sopra elencate con spazio salariale potrebbero risolvere i problemi di Luxury Tax di alcune poco parsimoniose (come i Thunder o Portland) assorbendo contratti e ricevendo future scelte utili per la ricostruzione, come avvenuto per Wilson Chandler che Denver ha mandato a Philadelphia insieme ad una scelta per uscire dalla Luxury Zone; e poi ci sono i giocatori che il prossimo anno saranno in scadenza di contratto  e che manifestano segni di insofferenza con l’attuale datore di lavoro; di Kawhi Leonard abbiamo parlato ampiamente, adesso si parla, anche se con toni diversi, di Jimmy Butler e addirittura di Kyrie Irving, che non hanno nascosto il desiderio di giocare in futuro insieme in qualche franchigia dell’est, e ciò potrebbe preoccupare il back office di Minnesota e di Boston.

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